Sì, può sembrare controintuitivo. Ma è reale.
E lo vedo ogni giorno.
Molte aziende pensano di fare la cosa giusta:
✔️ Sito tradotto in inglese
✔️ Schede prodotto “internazionali”
✔️ Tono neutro per piacere a tutti
Risultato?
👉 Diventano intercambiabili. Si nota questo fenomeno anche qui su LinkedIn, dove tutti dicono più o meno le stesse cose.
La realtà è un po’ meno uniforme:
Non tutte le lingue generano lo stesso valore.
E alcune… possono persino danneggiare il tuo posizionamento se usate male.
Facciamo esempi molto concreti:
🇫🇷 Il francese È la lingua del desiderio. Del lusso. Del gusto. Della precisione sensoriale.
Non è un caso se:
– I menu gastronomici restano in francese ovunque nel mondo (anche se l’alta cucina cinese è straordinaria, non si immagina un menu scritto in cinese)
– I vini mantengono le loro denominazioni
– I marchi di profumo parlano francese… anche a livello internazionale
👉 Il francese crea esclusività.
🇬🇧 L’inglese È la lingua del volume. Della performance. Della distribuzione.
Ma anche della standardizzazione.
Tutti parlano inglese, tutti parlano Globish.
Quindi nessuno si distingue più in inglese.
Ed è qui che l’errore diventa strategico:
👉 Tradurre un marchio francese premium in inglese, senza adattamento… spesso significa banalizzarlo.
I dati lo confermano:
📊 Il 76% dei consumatori preferisce acquistare nella propria lingua (fonte: CSA Research)
Ma soprattutto si aspettano un’esperienza adatta alla loro cultura, non una semplice traduzione.
In fondo, la vera domanda non è linguistica. È di business: 👉 Quale percezione vuoi creare?
– Premium?
– Accessibile?
– Tecnica?
– Desiderabile?
Perché una lingua non si limita a tradurre: posiziona la tua azienda.
Da Alpis, è proprio qui che si fa la differenza. Non traduciamo solo parole. Lavoriamo anche su ciò che il tuo cliente proverà.
E questo cambia tutto. Scoprilo qui:
